MIRRA ALFASSA, chiamata in seguito semplicemente Mère, La Madre, nacque a Parigi il 21 febbraio 1878 da madre egiziana e padre turco.

La sua vita e la sua opera furono intimamente legate a quelle di Sri Aurobindo, che incontrerà fisicamente all’età di 36 anni.

Mirra ricevette un’educazione impregnata di razionalismo positivista e materialismo: "Ero atea fino al midollo" … "Avevo la più solida delle basi: niente immaginazioni, niente atavismo mistico…" "Però c’era in me una volontà di perfezione, il senso di una coscienza senza limite". Studiò pianoforte e pittura; per lei la musica ed i colori furono i primi strumenti attraverso cui sperimentò che la realtà non è quale ci appare, ma che c’è una "vera" materia da scoprire dietro l’apparenza delle cose, una "realtà qual'è davvero", che non smise mai di cercare e sperimentare; fin dall’infanzia, infatti, Mère visse, in modo assolutamente spontaneo e naturale, tutta una serie di esperienze che comunemente sono considerate ‘spirituali’ (come la fuoriuscita dal corpo, la visione e sperimentazione di una realtà e di una vita sottile, delle vibrazioni che animano le cose e gli esseri dietro le apparenze, ecc…).

A diciannove anni sposò Henry Morrisset, un pittore, ed entrò a far parte della vita artistica parigina, dove conobbe Rodin, Renoir, Degas ed altri pittori impressionisti. Nonostante tutto era molto sola e ‘soffriva’ della miseria umana che vedeva attorno a sé. "Ma come?", si chiedeva, "questa sarebbe la vita? Questi sarebbero gli uomini?" E continuavano le sue esperienze interiori.

Verso il 1904 cominciò a fare una serie di sogni in cui incontrava Sri Aurobindo (di cui non aveva mai sentito parlare e che era completamente sconosciuto in Francia), davanti al quale si prostrava alla maniera indù senza comprendere bene cosa stesse facendo.


Sempre nel 1904 un giorno Mirra incontrò un singolare personaggio che si faceva chiamare Max Theon, il quale pubblicava a Parigi "La rivista cosmica". Su quelle pagine Ella trovò per la prima volta la descrizione, anche se parziale, di alcune delle sue esperienze; Thèon la invitò nella sua proprietà a Tlemcen, dove Ella soggiornò nel 1905 e 1906 e dove prese parte a certi suoi ‘studi’ ed esperimenti di tipo occultista; i poteri eccezionali dimostrati da Thèon e dalla moglie non la stupivano, perché, oltre a non credere nell’esistenza dei miracoli, percepiva e sapeva che si trattava di una conoscenza della materia, della ‘materia vera’, e che la materia, di cui percepiva le qualità vibratorie, è più sottile di quanto si possa supporre: era la mente ad indurire, a creare i muri. Ma questi poteri straordinari non la interessavano: cercava qualcosa di ben più radicale, il modo per cambiare la vita alla radice.

A Parigi Mirra si occupò per 5 anni della "Rivista Cosmica" di Thèon. Formò anche dei piccoli gruppi ai quali comunicava alcune sue esperienze ed intuizioni (che sembravano stranamente accordarsi con quelle che, nella lontana India, stava ‘formulando’ Sri Aurobindo): "Il fine collettivo da raggiungere è l’avvento dell’armonia universale, la realizzazione dell’unità umana"; "Solo la trasformazione della coscienza umana può portare un miglioramento autentico della condizione umana".

Nel 1908 Mirra divorziò da Morrisset. Conobbe poi Paul Richard, un filosofo (con cui studiò le religioni comparate) che sposò nel 1910. Nel 1914 lo seguì a Pondicherry, dove egli si doveva recare per una campagna elettorale. Fu insieme a lui che Mirra il 29 marzo 1914 incontrò Sri Aurobindo nella sua casa e in lui riconobbe l’essere che vedeva la notte nei suoi sogni e che aveva finito per chiamare Krishna, avendo supposto che fosse una divinità indù. Insieme a Sri Aurobindo Mirra e Paul fondarono nel 1914 la rivista bilingue "Arya" affinché Sri Aurobindo vi trascrivesse e pubblicasse le proprie esperienze e rivelazioni, che essi avrebbero poi tradotto in francese.

Mirra rimase un anno a Pondicherry durante il quale si recò ogni giorno da Sri Aurobindo; poi, il 22 febbraio 1915 ripartì con il marito. Dopo aver trascorso un anno in Francia si imbarcò per il Giappone, dove rimase 4 anni; "anni infernali", come dirà Mère più tardi, in cui dovette lottare contro diverse malattie, cominciando ad immergersi in quello che sarebbe stato il suo campo di battaglia fino alla fine: le malattie e la morte.

Il 24 aprile 1920 Mirra ritornò definitivamente a Pondicherry, accanto a Sri Aurobindo, per proseguire insieme a lui la sua opera: fare discendere sulla Terra e nella Materia quella Coscienza superiore che egli aveva toccato oltre i piani della mente e della Sopramente, la "Coscienza di Verità", attraverso un nuovo potere di coscienza, da lui chiamato "Supermente", che avrebbe segnato una nuova tappa evolutiva. "L’uomo" diceva infatti Sri Aurobindo "è un essere di transizione. L’evoluzione continua ed egli sarà superato". Si trattava di un difficile passaggio, il passaggio dell’uomo a qualcosa di diverso, che non portasse con sé l’ombra dell’ignoranza, dell’incoscienza, dell’oscurità, della morte. Sri Aurobindo e Mère scopriranno all’interno del corpo una "mente delle cellule" e, oltre la loro "mortale memoria genetica" in cui si cela il "nodo della vita con la morte", una "mente solare e immortale" capace di aprire la strada ad un altro essere dopo l’uomo". "Disfare la memoria delle cellule"… Questo sarebbe divenuto il lavoro di Mère, nel proprio corpo.

Nel frattempo intorno a Sri Aurobindo era venuto a crearsi spontaneamente un gruppo di discepoli che volevano seguire il suo sentiero: in quel periodo una decina, poi 24 nel 1926, e poi si sarebbero moltiplicati a decine e centinaia. Non ci fu mai la decisione di fondare un Ashram: "Il gruppo si è formato in modo talmente naturale, spontaneo…" (Mère) "…La totalità della trasformazione non può essere raggiunta attraverso un solo corpo. Se si vuole avere un’azione generale, ci vuole almeno un minimo di persone fisiche." (Sri Aurobindo). Questo era il senso di quel laboratorio evolutivo, chiamato 'ashram', che si stava formando. Da allora in poi Sri Aurobindo chiamò Mirra 'Mère', la Madre. A lei egli affidò definitivamente la direzione dell’Ashram dal 24 novembre 1926, data in cui si ritirò nella propria stanza. "Tutte le mie realizzazioni sarebbero rimaste, per così dire, teoriche - diceva Sri Aurobindo - se la Madre non avesse indicato il modo di dar loro una forma pratica." La Madre era il ponte con la Materia, era una Forza all’opera e si occupava di tutta l’organizzazione senza risparmiarsi. Lavorava sempre sui ‘due fronti’: con l’ashram, che con la guerra si era riempito di bambini e donne fuggiti dai bombardamenti, e con Sri Aurobindo, nel suo lavoro di realizzazione della nuova Coscienza.

Il 5 dicembre 1950 Sri Aurobindo lasciò il corpo e Mère, a 72 anni, rimase ‘sola’ a svolgere il lavoro.

Nel 1952 fondò con 200 allievi il Centro Universitario Internazionale Sri Aurobindo. Ella cercava di trasmettere ai discepoli ed ai professori la meraviglia del futuro, dell’inatteso, quel ‘qualcosa’ che si stava plasmando nel crogiolo evolutivo; un nuovo modo di educare, senza diplomi, senza ‘utilitarismo’, come diceva. Ma soprattutto proseguiva il suo lavoro su quel laboratorio evolutivo che l’ashram rappresentava e, sola, continuava l’immersione nella "nuova specie", attraverso il proprio corpo che cessava di essere un corpo individuale, ma diveniva il corpo stesso della Terra, un laboratorio del nuovo mondo (tutto è unito a quei livelli): "È nella frontiera cellulare che si trova la chiave, ovvero il passaggio della morte. E se la trasformazione è possibile in un corpo è possibile in tutti i corpi". "Sarà proprio il corpo a gettare un ponte tra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sovramentale che si manifesterà".

Il 9 dicembre 1958 la Madre fu costretta ad interrompere le attività esterne e a ritirarsi nella propria stanza. Era entrata pienamente ad 80 anni nello "yoga delle cellule", verso l’ultima frontiera con la vita e la morte. Nello stesso anno Satprem, un giovane bretone sbarcato a Pondicherry dopo mille peripezie, comincerà a raccogliere (per 15 anni) dalla viva voce di lei in una serie di nastri magnetici (che egli successivamente trascriverà e raccoglierà nei 13 volumi de "L’agenda di Mère"), il racconto di questo difficile cammino attraverso l’incoscienza ed il dolore del corpo alla ricerca della coscienza e della gioia in fondo alle cellule liberate della loro mortale abitudine, alla ricerca di un passaggio verso un nuovo modo di essere.

Il 19 maggio 1973 ci fu l’ultimo incontro di Satprem con la Madre, dopo di che le porte della stanza di Mère vennero chiuse, fino a quando, nel pomeriggio del 17 novembre 1973, il suo respiro cessò. Aveva 95 anni.

"Per vincere la morte bisogna essere pronti a passare attraverso la morte", aveva detto Mère.

 
Fin dalle origini della Terra, ovunque e ogni
volta che vi è stata la possibilità di manifestare
un raggio della Coscienza, io ero là.

La Madre

 



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