Passo dopo Passo












di
AGHNI

"Il Bollettino per noi vuole rappresentare
il taccuino di ricerca del nostro animo che marcia
verso
l’amata di sempre: l’Anima."

 

ESTRATTI DA "PASSO DOPO PASSO" 1997 di AGHNI    


21 giugno 1997

Il vuoto... in verità ci spoglia completamente: non ha più senso l’azione, non ha più senso la direzione e la vita di superficie pare spegnersi di significato.

Se le persone hanno un minimo di sensibilità non possono non avvertire una serie di sintomatologie comuni: mal di testa, ristrettezza, chiusura, sensazione di mancamento... tutte cose che prima non avevano importanza. ...E ci si sente così persi in questo processo di spersonalizzazione! …

Il processo va avanti, la nostra coscienza di superficie viene come presa e spogliata e sembra non rimanere nulla della persona di superficie. Restiamo chiusi nella nostra coscienza individuale senza renderci conto di cosa realmente stia accadendo dentro e di cosa realmente sia utile fuori.

Il punto è non solo rendersene conto, ma allinearsi al movimento, favorire il processo invece che resistere inconsciamente, istintivamente, al nuovo e allo sconosciuto.

Ci sono momenti in cui ci si chiudono gli occhi, ci vengono meno le energie e non si riesce nemmeno più a camminare e si ha un improvviso bisogno di immobilità... A volte bastano pochi minuti per potere ritrovare l’equilibrio, se lo si sa fare; a volte invece occorre molto più tempo.

Il problema è energetico: quando viene meno la forza interiore non funziona più non solo il vitale, ma anche la stessa mente.

La nostra coscienza di superficie prima si fondava principalmente sui sensi esteriori e traeva motivi d’essere dagli elementi vitali quali il desiderio, l’affermazione, l’amor proprio, oppure dagli elementi mentali, quali gli ideali politici, etici, morali o religiosi. Ora tutto è mutato: l’anima di desiderio ha in gran parte abdicato e lo stesso vitale inferiore con i suoi ‘piacerini’ comincia a lasciare la sua presa. Ci resta da affrontare la coscienza fisica.

L’emersione di certi cali pranici, vuoti, apatie, spossatezze, senso d’impotenza, ecc., sono il segno certo di un sollevamento della coscienza fisica individuale.

I vecchi metodi (sonno, relax, cibo) non funzionano più per la maggior parte di noi... o funzionano solo in parte: ci si sente con le spalle al muro, impotenti davanti a questi stati ingigantiti.

Naturalmente esiste un vitale interiore che avrebbe la capacità di fornirci prana, interessi, entusiasmo creativo. Ma per arrivare in superficie esso deve passare attraverso il vitale inferiore e quindi attraverso l’affermazione di sé, l’amor proprio, l’ego vitale... Il più delle volte viene accaparrato da queste parti, distorto ed usato ai propri fini, così che, alla fine, tutto il prana fornito alla persona di superficie viene speso per il proprio ego.

Se cominciassimo a pensare che la vita non ci appartiene, che il corpo non è nostro, che siamo uno strumento al servizio del... chiamatelo Signore, La Madre, il Divino... Se pensassimo che tutto ciò che sciupiamo lo spendiamo alla faccia del Divino, i valori di fondo comincerebbero a cambiare: tutto quello che faccio per me comincia a non avere più valore né senso, e viceversa ciò che non faccio per me accresce la divinità in me: esattamente l’opposto di ciò che abbiamo fatto fino ad ora.

Allora, io mangio, bevo, cammino, mi pettino.... lo faccio per me; è tutto da rivedere: questo flusso di coscienza deve invertire il suo percorso. Se esiste un vero prana, un Fiat divino, questo dev’essere del tutto libero da ostacoli e deviazioni se vogliamo che giunga integro in superficie. Ma non v’è parte dell’essere che non lo devi, che non lo voglia per sé, che non si nutra e distorca l’intero percorso: tutto questo avviene in modo meccanico, automatico, naturale e senza colpa per nessuno finché si è incoscienti - basti pensare agli animali; ma all’uomo è dato, se ha un certo grado di consapevolezza, di rendersi conto del grado di distorsione che egli provoca e di potere operare per la conversione: tutto quello che faccio, tocco, sento e odo non dovrebbe essere mio o affare mio, ma dovrebbe essere speso per qualche cosa di superiore o comunque interiore profondo.

Noi siamo stati abituati anche da piccoli a pregare, a chiedere, mentre nella vita spirituale l’unico principio è dare; non si dovrebbe pregare, chiedere per sé... se non in funzione di avere uno strumento sano e pronto il più possibile a manifestare la ‘cosa’ divina.

Ma, al contrario del passato, sembra non si riesca più a percepire una risposta interiore; si incontrano un Vuoto ed un Niente che paiono assorbire tutto.

Occorre attraversarli.

Lavorare coscientemente perché si crei una vera unità in noi è una delle cose più difficili e lunghe: occorre rendersi conto ogni giorno che la nostra separazione è frutto di una coscienza mentalizzata. Negli yoga tradizionali si fa un ‘salto’ e si va fuori di sé; ma in uno yoga come il nostro questo non è possibile: il lavoro non può essere fatto con un salto, deve essere fatto tramite un’apertura; il potere divino o la forza della Madre potranno agire solo quando noi avremo la mente ed il vitale calmi e rivolti.

 

13 settembre 1997

… Quando si vive questa fase intermedia, il meccanismo mentale, che era quello del percepire, del cogliere, dell’indagare, del dedurre, del decidere - che dava molta lucidità mentale - viene a mancare; se si impara a stare dentro, a sganciarsi dalla mente di superficie, si vive dapprima una sorta di sbandamento, di scombussolamento e di disorientamento, a tal punto che se siamo, per esempio, davanti ad un oggetto come una pentola, ci vuole un po' per capire che è una pentola; ma invece di spaventarsene occorre rimanere calmi, dare il tempo al ‘nuovo’ di arrivare, ed ecco che improvvisamente la pentola si ‘riempie’ da sola... perché ogni cosa porta in sé la propria intima verità, ma non si è abituati a coglierla così; se entrate in contatto con le cose, esse vi parlano e non c’è bisogno di sapere quanto sale occorre per il pranzo, qualcosa lo sa, è tutto molto più diretto, è una conoscenza che va verso l’identità, mentre prima era una conoscenza che agiva attraverso i sensi e quindi indiretta; ora diviene una conoscenza che sarà prima per contatto diretto, poi per identità.

Questi sono livelli di una nuova coscienza che si sta sviluppando in tutti quelli che hanno la forza di reggere il passaggio verso l’indistinto, il vuoto, il niente, dove la mente col suo vecchio processo viene in qualche modo scalzata via... Si cerca di fare leva sulla memoria, ma si ricorda a fatica, non viene a galla niente e si avverte difficoltà a fare ogni cosa.

L’esperienza ha però dimostrato che più si rimane quieti e meno difficoltà si avvertono e ad un dato momento tutto va da sé.

È molto interessante. Ci sono momenti di panico, perché, per esempio in casi come il mio in cui sono costretto ad uscire per stipulare contratti...  a volte sembra di essere dei ‘drogati’... però vi posso garantire che quanto più rimango quieto, tanto più esce quello che doveva uscire... con grande meraviglia di tutti: l’avvocato, perché si sente parlare nel suo linguaggio, il notaio perché si sente parlare nel suo linguaggio e così il muratore che si beve la sua bottiglia di vino... e tu diventi un camaleonte che si adatta praticamente alla scena: ti esce la battuta, la serietà, la dignità... ti esce di tutto, come a teatro, perché è ciò che l’ambiente richiede; più tu sei neutro e più emerge la cosa giusta. Questo prima non accadeva perché la mente doveva stabilire chi o cosa era meglio, si preparava il discorso in anticipo e tutta la situazione doveva essere sotto il suo controllo, anche se il più delle volte tamponava con un sacco di goffi espedienti più che controllare veramente. Questo ora non succede: gli errori diminuiscono, e quando si verificano, l’avere sbagliato viene acquisito come nuova esperienza - ti accorgi dove hai sbagliato, perché hai sbagliato, e diventi ancora più sensibile, ancora più silenzioso, e allora ti escono le cose ancora più precise, sempre più precise..... e anche quando ‘spari una cavolata’, e sembra una ‘cavolata’... guarda caso, è esattamente quello che ci voleva: fa comprendere all’altro esattamente il rovescio di quello che doveva capire e quando sei alla fine vedi che l’errore ha giocato a tuo favore... E allora capisci che dietro a tutto c’è un qualcosa, un’energia, una coscienza che ne sa più di te ed impari ad abbandonarti sempre di più a lei.

Anche la memoria viene a mancare: vedo alcuni di voi che hanno bisogno di controllare continuamente il materiale con cui si lavora se è sufficiente o no, pur avendolo controllato poco prima o il giorno prima: continuate pure ad andare tutti i giorni a verificare, a controllare, ma prima o poi nasce un nuovo tipo di memoria: una memoria che non è fatta del passato, che si proietta nel futuro, stranamente; una memoria che sa, una conoscenza che tirate dal futuro, come se aveste già fatta l’esperienza… Quindi tutto si incastra perfettamente, c’è un rapporto nuovo dove la fede può tutto e muove tutto. […]

Anche quando si tratta di prendere delle decisioni, di avere delle risposte, non è più come una volta: in passato ve l’ho dimostrato più di una volta, bastava una meditazione, una concentrazione e... avete mai trovato difficoltà sul fatto che io non vi dicessi cosa c’era da fare? Mai. Ora siamo scesi a livello fisico e dobbiamo vedere le cose da un altro punto di vista, non come in passato; adesso non si possono sapere le cose, bisogna prima viversele; esattamente il contrario di prima quando cercavamo prima di capire con la mente e poi di vivere. Prima le difficoltà non erano un problema, anzi, erano uno stimolo ed una sfida. Ora invece ti stendono: non si ‘bleffa’, prendere o lasciare, qui passa solo ciò che è vero, tutto il resto distrugge, appiattisce e spossa.

Se si è spogli a sufficienza, non ci sono molti problemi, ma se si hanno ancora dei legami, degli attaccamenti... occorre scegliere da che parte stare: col nuovo o col vecchio.

Se si resiste e soffre si è nel vecchio, se ci si abbandona si è nel nuovo.

AGHNI

 


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