Passo dopo Passo












di
AGHNI

"Il Bollettino per noi vuole rappresentare
il taccuino di ricerca del nostro animo che marcia
verso
l’amata di sempre: l’Anima."

 

ESTRATTI DA "PASSO DOPO PASSO" 1998 di AGHNI    


11 gennaio 1998

… Sentiamo un grande bisogno di aprirci. Vedete, non è tanto l’aspirazione, la preghiera, il dono, ecc. ... È l’apertura che sentiamo di più come necessità per la permanenza dell’esperienza interiore.

… Come un seme fiducioso che disteso sotto terra, pressato dalla terra stessa, non faccia leva su se stesso e la propria forza, bensì su quella del sole, l’unico che può veramente farlo germogliare.

 

29 marzo 1998

… Abbiamo imparato a nostre spese cosa voleva dire stare troppo a pensare e un bel giorno abbiamo capito che si poteva benissimo vivere senza pensare – anzi, era molto meglio. Poi abbiamo cominciato a sentire ed abbiamo capito che era molto meglio che pensare; anche il sentire però portava i propri limiti: ognuno poteva sentire a modo proprio e con tante deformazioni rispetto alla Verità unica; così abbiamo cominciato a non credere più nemmeno in ciò che sentivamo. È poi emerso un livello di percezione più fisico, se così si può dire. Nella coscienza fisica gli elementi che maggiormente si evidenziano sono la resistenza, l’opposizione, l’ottusità, l’inerzia.

… Nel vitale per riuscire ad essere più ‘se stessi’ bisogna rinunciare al desiderio; nella mente per essere più se stessi occorre distaccarsi dal proprio modo di pensare. Nel vitale e nella mente era attraverso il rifiuto (e la rinuncia) che ritrovavamo di più noi stessi. Nel fisico la parola chiave è il rigetto: sembra un giro di parole, ma non è così; è un giocare a tennis: quando arriva la pallina che si fa? La si respinge! […] La natura fisica è fatta di abitudini, è ignorante e si muove soltanto se viene sospinta; se nessun impulso la investe essa rimane inerte. Cosa sospinge la coscienza fisica? Nell’uomo ‘naturale’ è sospinta dagli impulsi istintivi, dal desiderio, dall’ambizione, dall’ideale, ecc. Ma in noi il desiderio non c’è più o quasi… Non ci sono più ideali né partiti presi… […] Allora cosa la sospinge? Tutto e niente allo stesso tempo, perché essa è ‘tamasica’ e inerte per natura.

… La Forza è ovunque e preme: nelle persone ‘comuni’ la Forza si presenta come istinto, desiderio, ideale, ecc. Ma noi dobbiamo insegnare alla nostra coscienza fisica a rispondere non al vitale od alla mente, bensì alla sola Forza che muove tutto.

… In questa fase di transizione abbiamo tutta una parte di vitale che è come morta, perché non c’è più il pungolo del desiderio a spingerci. … E la Forza c’è ugualmente, su tutti, animali, uomini… A noi chiede solo di agire nonostante il non–desiderio, nonostante il non–pensiero. Ma se non partecipiamo con la nostra volontà, con la nostra coscienza attiva, andiamo alla deriva nel grande mare della Coscienza fisica… […]

… Quando si dice, come hai detto prima (Aghni si rivolge a qualcuno che aveva posto una domanda): "Ho sentito i miei mali, mi sembravano dei fili che sentivo fuori da me, più grandi", la sensazione è corretta: noi ci sprofonderemo sempre più nell’interiore per ritrovarci in un nucleo centrale che sente come esterno tutto il resto. La sensazione di sentire il male fuori è giusta; e, proprio perché è fuori, noi lo buttiamo ancora più fuori; bisogna farlo uscire dal nostro involucro ‘circumcosciente’.

… Quando ci invadeva il desiderio e non eravamo capaci di fargli fronte stavamo fermi, non passavamo all’azione; così facendo la sua presa diminuiva ed esso si ritirava piano piano da noi sgomberandoci l’animo dalle sue fosche nubi.

… Per il fisico è la stessa cosa: se si solleva la resistenza, occorre non sentirsi uniti ad essa, occorre disidentificarsi dalla sofferenza o dal dolore; è difficile, meticoloso, sfibrante: ma ci si riesce, e finalmente si è al di sopra, si coglie lo Spirito, il Purusha fisico che sopporta tutto...

… […] Esso (il malessere) continuerà a ‘girare’ intorno a noi: l’abitudine lo tiene come in orbita intorno a noi, ma occorre rigettarlo e darsi tempo...

… Ognuno deve ridestare la propria coscienza fisica ed entrare in rapporto con il Purusha fisico, realizzando così la possibilità di distaccarsi da tutto, compreso il dolore e la sofferenza.

 

30 maggio 1998

… … Ora siamo diventati di una piattezza esemplare: non proviamo più niente per niente e per nessuno; chi ci vede da fuori potrebbe dire: "Ma come siete insensibili e privi d’amore!" … ma questa insensibilità va letta nel giusto modo: essa è un grande passo in avanti verso l’impersonalità.

… Fuori non siamo più coinvolti, presi, assorbiti e il nostro essere vitale pare non esistere più… […]

… L’uomo di superficie, quando non sta correndo per un desiderio, si abbassa di piano e dal vitale va nel fisico dove trova la "quiete" nell’inerzia o nel sonno. Noi, invece, appena ci fermiamo… altro che quiete! È tutto un ribollire, un’emersione, un qualcosa che ‘frigge’ in basso o dietro... che spesso attanaglia o asfissia. Siamo in pieno nella Coscienza fisica.

… Nella coscienza vitale (lo prendiamo come parallelo) abbiamo dovuto spogliarci dei poli positivi e negativi, del bene e del male: tutto sta esattamente al suo posto per chi sa vedere e anche le cose brutte sono semplicemente fuori posto, mai inutili.

… Nella coscienza fisica le prime esperienze presentano spesso l’emergere di un irrazionale scoraggiamento oppure di uno stato di vuoto, di niente, di zero, uno stato dove l’io pare non esistere e davanti al quale la coscienza centrale è talmente irrilevante se paragonata all’universale inerzia o ignoranza o incoscienza che non può molto se non essere un tappo che galleggia sul mare; allora si vivono stranezze, nullità, assurdità. A volte si spalanca un baratro o addirittura un abisso così reale da avere le vertigini… O è tutto falso o è tutto reale… […] Ed ecco che la parola "maya" adesso diventa rivelatrice: illusione, suggestione... ma è anche un potere divino! C’è un qualcosa che tiene le cose in un certo stato, in una gradazione di stati e quelli che noi attraversiamo ora, soprattutto se sperimentati per la prima volta, sembrano essere qualcosa di enorme e di indistinto. […]

… La coscienza centrale, lo spirito in evoluzione in noi si misura con un mentale sensoriale percettivo che lo induce a pensare che è isolato, tagliato fuori da tutto, esistente in sé. … Vedo certe facce così afflitte! Vorremmo tutti presi a schiaffi a questo proposito per l’assoluta mancanza di fede, di abbandono e di dono di sé! […]

… Al momento tutto pare mantenersi neutro, insipido, incolore, grigio… non c’è stimolo, non c’è niente… é lo stato proprio della coscienza fisica. […]

… Così come siamo riusciti a distaccarci dal desiderio, dagli appetiti, dalle attrazioni, perché non dovremmo distaccarci dalla stanchezza, dalla spossatezza, dallo ‘spappolamento’? Finalmente si riesce a capire cosa vuol dire Purusha fisico o Vero io fisico e cosa vuol dire avere un corpo ‘doppio’, con una struttura grossolana in superficie che segue la natura esteriore ed una struttura interiore che può seguire i dettami di un’aspirazione interiore e rendersi capace di aspirare ad una armonia diversa.

 

13 giugno 1998

… Ci sono due movimenti: uno è quello in cui ci si sente fuori da sé, proiettati fuori dalla coscienza fisica sensoriale, apparentemente dispersi; ci si sente, ci si percepisce, però si è con la propria coscienza come al di fuori del corpo (non al di sopra, ma al di fuori, è diverso: quando ci si sente al di sopra non si ha quella sensazione di… impotenza). Si è evanescenti, pare non esservi più un centro, viene meno il riferimento abituale… I riferimenti sensoriali sono molto alterati. … Assomiglia ad un dormiveglia dove si è più ‘di là’ che ‘di qua’. Questo è un fenomeno di coscienza che chiameremo "dilatazione".

… L’altro movimento è una sorta di "contrazione", condensazione dove tutto viene ad essere quasi schiacciato e si vive una percezione praticamente opposta (al movimento di dilatazione) […]… a tal punto che sembra di non essere altro che la cosa che si vive al momento.

… Mentre nella coscienza vitale vivevamo esuberanza o frustrazione, momenti di energia e momenti di mancanza di vitalità, nella coscienza fisica avvertiamo una dilatazione e una condensazione. […]

… Saltellando di qua e di là si arriva ad una sorta di equilibrio nel quale ci si avvede che si può essere diversamente e sentirsi molto meglio tanto nella fase di dilatazione quanto in quella di condensazione. Queste fasi altro non sono che "il respiro della coscienza fisica". Noi possiamo essere i testimoni imparziali di questi movimenti che impongono al nostro animo un ritrovarsi al di là della coscienza di superficie.

… Ci si pone in questa terza posizione dove si vivono le due cose contemporaneamente, ma si comincia a respirare un’aria che può infiltrarsi nel corpo ritemprandolo d’una sostanza nuova, finora sconosciuta. Quindi non è più una questione di essere dispersi o condensati, è una questione di essere diversamente; allora si è più leggeri, c’è più chiarore, scompare l’inerzia e ci si sente sostenuti. […]

… Si tende per istinto a rigettare il nuovo e ci si rifà al vecchio sistema mentale per sopravvivere meglio, guardando se si è dormito abbastanza, mangiato abbastanza… ma tutto ciò non ha proprio nulla a che fare con il Nuovo a cui aneliamo.

… Quando lo ‘spallinamento’ è in atto bisogna semplicemente dare tempo al corpo di adattarsi; il vitale reagisce spesso in modo negativo ribellandosi… […] Nulla vi sostiene durante questi stati ed ognuno sopravvive e si rinnova come può, ma prima o poi il corpo si adatta e l’animo si distende come ad un caldo sole. […] Non c’è da aspettarsi alcun sostegno se non nella propria fede e in quel qualcosa che sente, che sa che è questa la strada da percorrere per individualizzarci sempre di più. […]

… Il rapporto che c’è con la fame, l’appetito, il sesso, gli attaccamenti, il denaro, il desiderio, ecc., cambia alla luce di questa nuova coscienza che si instaura quando sappiamo aprirci.

… Sempre più vedremo soggetti sottoposti a questa specie di ‘cottura’ vivere nuovi stati, nuovi umori – e una cosa mai vissuta è da viversi, non c’è niente che vi aiuti, se non qualcuno che l’ha già attraversata… Si è del tutto disorientati, non si sa chi si è, cosa si è, non ci si sente più; è come ri–costruire se stessi da capo. Allora si capisce che qualcosa di fondamentale sta cambiando. Invece di avere un rapporto con la coscienza fisica di superficie, si comincia ad avere un rapporto con il proprio Sé, in alto. Cambia così il modo di affrontare le cose; c’è sempre meno l’intervento mentale e sempre più una conoscenza diretta… Si è portati là dove si deve andare…

… Tutto capita nella sostanza d’essere e non nella testa.

*

… … Abbiamo parlato altre volte di questa ‘fissità’ fisica: i nostri caratteri mai come ora evidenziano i mattoni della costruzione: l’inerzia, il tamas, l’ottusità, la resistenza, l’ignoranza…

… […] Qui l’essere chiusi non è una colpa, finalmente… è solamente una condizione. È una attraversata… e occorre gente cosciente che veda bene la difficoltà. Non stiamo lavorando per la pace, la quiete o qualche realizzazione estatica… dobbiamo usare gli occhi interiori per vedere bene il marciume, la difficoltà, l’impossibilità, la falsità… […] Occorre fare tacere la mente, smetterla di giudicare, di pensare, di volere capire… Avanti a chi tocca! […] Si è ottusi perché c’è un elemento psicologico della mente fisica che è attaccato al proprio modo d’agire e d’essere. […] Quando il progresso impone la collaborazione (e la comunità è un banco di prova) l’ottusità deve essere superata. […]

… A volte il senso di incapacità è totale e le suggestioni d’impotenza quali: "non ce la fai", "non sei degno", "non sei forte", "ti pentirai" sono molto forti. Occorre non farne una questione di valori ma di fatti; cercate di non attribuire valori mentali di bene o male, di positivo o negativo, perché sarebbe solo un appesantirsi ulteriormente; occorre tacere affinché qualcosa di diverso possa scendere. […]

… Il senso di ‘vuoto’ e di ‘niente’ ritorna? In realtà è un vuoto ancora pieno di tante cose… magari fosse vuoto veramente, porterebbe con sé un grande sorriso. Questo ‘mezzo vuoto’ serve a fare emergere lo stato che si vive e a fare emergere l’ego; si vede molto bene che in questi stati non c’è altro che l’idea di sé: c’è, nascosto, un compiangersi… anche nelle nostre preghiere non c’è mai un vero slancio, ma un lamento, una "ragliata" o un ululato, segno certo di un mancato surrender

… Lo scusarsi, il giustificarsi sono manovre dell’ego.

… Alla nostra base c’è sempre il ‘noi stessi’, il sé di superficie o ego che ci fa sentire soli e separati da tutti e da tutto. E questa è un’idea, nient’altro che un’idea… Nessuno vuole più l’"io" né tantomeno il "mio", ma sono pochi coloro che lo vogliono fino in fondo.

 

18 agosto 1998

... Noi chiamiamo "cottura" quello stato di imbambimento.. con quella sorta di febbre, che non è febbre... Questo marca l’inizio del processo di innalzamento della coscienza. Subito dopo o quasi c’è lo stato di "dilatazione".

La "cottura", la calata, la discesa dell’Alto, trovando spazio per entrare si allarga e vi distende, ma non nel senso che vi rende calmi, distesi, sereni, non è una faccenda umorale: è una faccenda sostanziale.  ...Quindi scende, perché trova spazio, perché c’è ricettività, e allarga, si infiltra, può allargarsi in mezzo alle maglie dei tessuti, appunto. La ‘cottura’ avviene quando c’è una resistenza da cui quella specie di febbre a volte così alta che ci ‘scimunisce’ e ‘rintrona’ come ubriachi… Questo è Tapas, quel calore necessario che si sviluppa per potere sciogliere nella sostanza la vecchia psicologia… Ognuno ha le proprie rigidità mentali, i propri schemi, che vanno via via sciogliendosi con questo processo di ‘cottura’. Però, mentre nella ‘cottura’ l’immobilità è la cosa più auspicabile - il riposo, il fermarsi -, nella fase di dilatazione ciò non è auspicabile, perché se vi fermate ‘scoppiate’ di più, ‘friggete’ come nell’olio bollente.

Bisogna sapere vedere i due aspetti: della ‘discesa’ con i suoi effetti di ‘cottura’ e della ‘dilatazione’ con i suoi effetti di imbambimento. Se è solo ‘cottura’ - la chiamiamo noi tra virgolette ‘cottura’: in verità è una ‘discesa’ - quando c’è solo discesa, l’effetto avvertibile può essere una specie di corrente che a volte pare freschezza e a volte pare calore, febbre; come il famoso mal di testa non era ‘mal di testa’ ma una pressione dell’Alto, così la febbre non è tale ma è calore, un calore sottile atto a sciogliere le psicologie cristallizzate. Quando questo processo di discesa trova ricettacolo sufficiente, comincia la dilatazione, cioè l’invasione, l’infiltramento ulteriore, che non sviluppa altra febbre, o altro fuoco... Vi ‘obbliga’ ad un’Azione impersonale, ad un ‘fare’ spersonalizzato, ad una spogliazione dalla vecchia natura di superficie con la sua inveterata abitudine a rispondere sempre e comunque in modo soggettivo. Mentre nella febbre avete l’‘imbambimento’ e cogliete il senso di voi stessi, vi sentite molto e sentite poco l’ambiente, nell’altra fase, la dilatazione comporta un ‘non-sentirsi’ che lavora di più sull’animo, sull’intima sensazione d’essere qualcosa d’altro e di più rispetto a questa persona di superficie così ristretta e limitata. Siccome questa dilatazione vi porta verso la conquista di un Sé più alto, voi perdete il riferimento dell’io di superficie, mentre l’ambiente cominciate a contattarlo di nuovo ed è lì che si vede la differenza.

Mentre nel primo aspetto o fase, con la discesa e la febbre, bisognava cercare il sostegno nella Presenza, quindi nella concentrazione, perché altrimenti c’era dispersione e l’azione da farsi nella coscienza era stare concentrati e fermi, qui (nel secondo aspetto) non si tratta di stare concentrati, si tratta di sentirsi ‘sostenuti’. Nella fase di dilatazione bisogna aggrapparsi al sostegno... è una cosa sostanziale, dal di sotto, come se cercassimo nella sostanza e nella materia la Presenza, il Dio immanente (non quello universale che chiamiamo il Divino). Quando io dico per scherzo "mettiamo il peperoncino nel sedere che si sta su": è esattamente questo aspetto… perché è da sotto che deve venire l’aggancio; se si ha il sostegno, si supera anche questo aspetto di dilatazione e non ci si sente più ‘persi’.. perché si comincia ad agganciare un Sé più alto, si comincia ad avere un riferimento, che scopriremo essere pur sempre un noi-stessi. E finisce un po' quella fase di vuoto, di niente, quell’interregno nebuloso e perso, arido e nebbioso...

AGHNI


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