Passo dopo Passo












di
AGHNI

"Il Bollettino per noi vuole rappresentare
il taccuino di ricerca del nostro animo che marcia
verso
l’amata di sempre: l’Anima."

 

ESTRATTI DA "PASSO DOPO PASSO" 1999 di AGHNI    


19 gennaio 1999

… I giorni come oggi sono quei giorni insipidi, che non sanno di niente, dove non si sa se è mezzogiorno, sera, notte, non si sa nulla… Non si sa del lavoro che si fa, non si sa cos’è il tempo, né cosa si è… Il tempo pare non passare mai… Andando avanti ed entrando sempre più nel subcosciente collettivo emergono quegli stati ‘comatosi’…: si è come in catalessi, ‘spallinati’, con un’incoerenza di tutto e per tutto, e non ha più senso nulla… Poi emerge sempre di più il bassofondo, che è la vita inferiore, i piccoli appetiti, le piccole cose… Si è sempre sospesi in un "fare o non fare" che non ha più senso… non si sa più niente! Non si prova più niente o si prova tutto insieme! Una confusione spesso infernale, frastornante.

… Comunque, "la coppa deve essere vuotata per essere riempita di nuovo" – diceva Sri Aurobindo. Ci sono tanti cassetti! Tutto quello che rivelano (i timori, le paure, le ansie) ora viene fuori. Spesso sembra di essere i soli a viverlo: per fortuna ogni tanto se ne parla e ci si accorge che non si è i soli, e si dice: "Non sono matto! … Siamo di fronte ad un processo evolutivo che ci proietta fuori dalla personalità frontale, finalmente!"

 


26 gennaio 1999

… Non disperdiamoci alla ricerca delle varie qualità più o meno etiche o morali. Lo Spirito vero è ben oltre i principi sociali o religiosi.

(Parlando delle costanti difficoltà nel portare avanti un tentativo quale quello intrapreso nella comunità, nonché dei continui malesseri che sempre più spesso si vivono come unica ricompensa allo sforzo…):

… … A chi riesce a vivere in "double face" non dovrebbe molto importare cosa succede di qua…

… È indiscusso che la mente ed i nervi debbano infuocarsi… Agni nella sua condizione di fuoco purificatore ‘strina’ letteralmente la sostanza, altrimenti non si cambia! […] Allora, dopo un certo periodo di tensione, si arriva a vedere che il corpo modifica il suo atteggiamento e si lascia attraversare. La ‘cottura’ che si vive è fondamentale. Si è ‘inchiodati’ ad uno strano sbandamento d’animo. Si vive ‘inochiti’. Quello stato di sbandamento e di ‘inochimento’ è come una diga. Arriva la forza dall’Alto ed eccola stemprarsi nei nostri bassifondi. È un processo lungo, provante, a volte massacrante.

*

… Quando stiamo visceralmente male andiamo a finire in un ‘buco’… arriviamo ad un’impotenza disarmante, cominciamo a non provare più niente, a non sentire niente, a non essere niente… la terra ci pare venire meno sotto i piedi.

… Chi riesce a dare valore a ciò che si fa in questo stato di niente?… Occorre essere degli eroi.

… … Ma Quello che ci fa rimanere vivi e ci mantiene così ‘scassati’ non ci spinge però ad ucciderci, ci spinge ad attraversare. Non vuole che si faccia di più né di meno: vuole che si resista, che si sopravviva per poi rinnovarsi. Attraversare significa ritrovarsi spogliati ed esserci allo stesso tempo, portando ciò che si attraversa – che non è più una cosa al di fuori di noi, ma diviene parte di noi: l’ambiente, il mondo vengono sempre più contenuti interiormente.

 


12 febbraio 1999

… Il vuoto è uno stato che può diventare positivo se si sa attendere che il "Nuovo" lo riempia. Molte persone non sono in grado di vivere il positivo del vuoto e appena vivono il disagio che comporta si riempiono subito di tante ‘cavolate’. […]

… Se il ‘vuoto’ si instaura da sé significa che qualche cosa scende: ci si dilata e si vive questa sorta di ‘terra di nessuno’ chiamata ‘vuoto’ che è molto diverso qualitativamente dal vuoto provato per esempio dopo avere consumato un appetito (sesso, cibo, ecc.).

… La dilatazione che si vive allargandosi in direzione orizzontale comporta la traversata di ‘terre sconosciute’ che si traducono come un "vuoto del vecchio ambiente", una mancanza dei parametri consueti… Un vuoto che solo dopo viene apprezzato e compreso fino a divenire prezioso, perché disidentifica da tutto quello che prima era la nostra risposta, l’abitudine che avevamo ed abbiamo di rispondere all’ambiente.

… Questo stato di "vuoto" non va confuso con il tamas. Se vengono in primo piano l’istinto, l’anima di desiderio, le emozioni ed i sentimenti, accompagnati dal tamas, si sente una sorta di pesantezza, di svogliatezza, ecc. Ma il "vuoto" (o il "nulla", o il "niente") è una sorta di deserto che immancabilmente svuota e assorbe tutto… Non c’è più nulla in questo stato. Non ci sono motivi né d’azione né di pensiero, di ideale, niente… Non si può dire che è il tamas che si solleva, sebbene l’uno possa sfociare nell’altro. […]

… In questi stati (di vuoto, di spogliazione) bisognerebbe capire che non è la mente vitale che può fornirci il motivo per l’azione: deve essere la coscienza interiore. […] Io posso anche non sentire il mio vitale infiammarsi e credere di essere totalmente piatto, demotivato… Molti si ingannano arrivati a questo punto… e preferiscono cedere all’avvilimento invece di combattere restando calmi in attesa che la bonaccia passi. […]

… … È comunque vero che il Tamas tiene immorsata ed impantanata una grossa fetta della nostra coscienza di superficie; ma è anche vero che se si potesse vivere più interiormente, tamas non avrebbe più presa. Esso potrà ‘imbambirci’, potrà darci l’impressione di non riuscire a fare più niente…: ma noi possiamo ritrovarci di più in quel niente, possiamo esistere in quel niente, invece di annichilirci o avvilirci. […]

… Tante volte non è chiaro ciò che si vuole esattamente. Il processo è sconosciuto e non lo si accetta con sufficiente neutralità. Si vorrebbe sempre essere forti e chiari, ma in funzione di cosa? Di ciò che si era prima o di quello che dovrà avvenire? Prima eravamo sempre sottoposti giudizio mentale, ma per divenire qualcos’altro bisogna uscirne. Il ‘vuoto’ e il ‘niente’ aiutano enormemente la spersonalizzazione di superficie, perché ci conducono alla consapevolezza di un Sé superiore.

*

(In risposta ad una domanda sul fatto che quando si vivono pesantemente certe stati – di vuoto, di niente – o certe emersioni – per es. di tamas –, si tende a ritornare o a cercare venia nei vecchi parametri naturali e sensoriali):

… … Quando non si prova più niente e non si sente più niente ci si sente un cadavere vivente! Allora viene da dirsi: "Ma lascia che vada!" … se il solo scopo è quello di sentirsi vivere! E si ritorna al mentale sensoriale con le sue certezze e concretezze fisiche. La coscienza fisica imbriglia il nostro animo impedendogli di salire o di espandersi… Ma se riuscissimo a salire al di sopra della coscienza fisica tutto sarebbe vissuto diversamente. E cosa troveremo allora al suo posto? Non potremo che trovare quella pienezza o presenza che mai potrà venire nell’ambito dell’azione di superficie, dove si entra forzatamente nel campo del piacere–dolore, del bene–male, della luce–ombra, ecc. Occorre stare al di sopra di queste dualità, non cedere né all’una né all’altra: non cedere all’avvilimento o alla depressione quando non sono soddisfatti e non cedere nemmeno all’esaltazione e all’eccitamento quando otteniamo l’oggetto bramato.

… Bisogna scegliere di essere l’uomo animale o scegliere qualcosa che non sia quest’uomo: si può rispondere diversamente – se si vuole.

*

… … La coscienza viaggia da sé, con o senza io.

… In fin dei conti il nostro senso di ‘noi stessi’, così importante per la mente ma non altrettanto per la coscienza, acquista una valenza nella misura in cui ci si considera. Per la parte emotiva questo io è fondamentale. Ma potere non sentirsi, non vedersi e sentirsi esistere ed essere egualmente… questo sarebbe auspicabile, no?! Sentirsi fisicamente deve essere solamente uno dei vari modi d’essere. Perché dobbiamo sentirci solo come il mentale sensoriale sente? […] Chi riesce a spostarsi dal piano fisico sensoriale può certamente ritrovarsi al di là del proprio io fisico, poiché noi, da sempre, siamo un qualcos’altro di più alto e vasto.

*

… Siamo costituiti da una serie di "non-noi" di cui è ora di sbarazzarci.

 


18 marzo 1999

… … C’è stato un tornante, un passaggio della coscienza collettiva verso una coscienza non più soltanto fisica ... La coscienza fisica quando si solleva determina tutta una serie di movimenti che dovreste già conoscere (di ‘rimbambimento’, di ‘spappolamento’, di disorientamento... Si attraversano dimensioni interiori di vuoto, di nulla, di niente, ecc.).

… Questa volta la ‘cosa’ è andata, per Grazia Divina, a sprofondarsi un po’ di più, andando a trovare un altro strato sotto il guscio dello strato fisico. La coscienza collettiva ha virato nella dimensione materiale perforandola e si è sollevato un qualcosa che scoprirete tutti presto… È un qualcosa che, se non ci fosse quell’intima verità di conoscenza, è veramente disorientante... perché blocca, mette in una condizione di catalessi, toglie completamente la possibilità di comunicare, di dire, di fare, di parlare e soprattutto di sentire. Non è un vuoto: è peggio del vuoto; non è un niente: è peggio del niente. Il vuoto ed il niente venivano vissuti a livello d’animo: c’era un sentimento intimo, dentro, che faceva valutare con la mente sensoriale questo vuoto e questo niente. Qui si diviene il vuoto e il niente, non c’è più qualcosa per sentirli. Il niente è qualcosa: una realtà a sé stante, uno spazio e un tempo, una specie di mondo o modo d’essere. Se c’è il "niente", da qualche parte ci deve essere il "Tutto", no?! Se c’è il vuoto ci sarà il pieno... In questo ‘strato’ fisico-materiale la nostra coscienza pare non vivere niente, anzi meno di niente. Per chi non lo vive in coscienza queste sono solo parole vuote…

… […] Questi stati sono sollevamenti della coscienza materiale, la quale è ancora più ‘nulla’, più ‘morte’, più ‘niente’ … come un sasso! […]

*

… Occorrerebbe puntare l’‘antenna’ sempre più in là, sempre più in là… per acquietare tutto – non importa più niente, non serve più niente! –, per sentire sempre e solo quella, sempre e solo quella ‘Cosa’ che da sempre batte in noi…

*

… … In superficie non si riesce più a vivere e nell’interiore si è nelle proprie prigioni – prigionieri solo di se stessi. […]

… La mente nervosa fa sì che si scusi sempre il proprio modo di fare, in maniera palese o nascosta…: questa necessità va azzittita… così come abbiamo azzittito il pensiero, l’emozione, i sentimenti ed il desiderio… Se si riesce a passare oltre si comincia ad aprire uno spiraglio verso qualcosa di sostanzialmente unito… finalmente si comunica oltre il proprio piccolo recinto.

… Noi riusciamo già a comunicare… c’è qualcosa che ormai – non ce ne accorgiamo, ma – lavora già dentro di noi ed è per questo che abbiamo sempre meno voglia di discutere, di chiarire… si ha sempre più voglia di Silenzio, di Armonia, di Pace… e soprattutto di comunicare per davvero. […]

… Chi si vuole proporre nel nuovo modo, tenta innanzitutto un approccio silenzioso, un approccio di calma; poi, se non ci riesce perché è incapace, sa che non può farci niente, che nulla cambia… e attende fiducioso l’apertura… smette di insistere, smette di chiarire, smette di giustificarsi. Alla luce di questo atteggiamento più profondo, tutto quello che fa giustificazione è una falsità, è una distorsione. […]

… La nostra coscienza, proprio perché viene fuori dal basso, dall’ignoranza, dal contributo subcosciente, non può che fornire distorsione, non può che fornire falsità. […] Non si tratta di fare i puritani: accettatele le vostre perversioni , accettate le vostre distorsioni e le vostre falsità… E poi appellate l’unica cosa che può permettere di raddrizzare tutto questo: la Madre.

 


5 aprile 1999

… Prima uno crede di essere al centro del mondo, dopo si accorge che lui è un centro del mondo… e la visione cambia. Questo sposta la visione egocentrica verso qualcosa di più vasto. E da lì occorre poi elevarsi ulteriormente… […] Diventi un qualcosa di unico solamente se sali, altrimenti resti indistinto, differenziato, separato. 

*

… … Se la sopramente riesce ad entrare nel nostro piano vitale di superficie (brame, desideri, ecc.) l’orientamento non si perde più. È la vita che viene orientata…! A noi è quello che mancava. La vita ci dirigeva e ci orientava secondo un grado di consapevolezza inferiore dove l’anima di desiderio e l’affermazione di sé ‘la facevano da padroni’ ; avendo superato desiderio, ambizione e ideali ci ritroviamo avvolti da un’intima verità d’azione, conoscenza e sentimento che conduce a ritrovare un senso sopramentale delle cose, un Io più Vero e Puro posto in alto. Quando ci si comincia ad orientare in questo modo lo si irradia intorno a sé, per cui ‘questo non è più importante’', ‘questo non ha più valore’, ‘di questo non mi importa niente’… perché conta solo la Verità superiore.

*

… Mai come ora andando verso la base fisica noi vediamo sollevarsi questo fisico vitale con la sua metne nervosa che non abbiamo mai conosciuto per davvero. Se la mente cosciente comincia a capirne il meccanismo, può cominciare a cambiare le nostre risposte : invece della paura fare ricorso al coraggio o alla fede, per esempio.

… Una volta conosciuti i fenomeni li si vive fintanto che i cassetti si vuotano. Così si può dare un indirizzo nuovo al fisico vitale, dicendogli : "Comincia ad impressionarti con ‘cose’ supermentali invece che subcoscienti". A questo punto esso può cogliere una pace, una gioia che non ha mai vissuto, un senso di verità, una ragione d’essere. Prima provava l’abbandono, la separazione ; ora può provare il senso dell’unità. […]

*

… Questo tipo di memoria sostanziale (quella impressa nella sostanza – dovuta per esempio agli strappi, alle slogature, ecc.) non è da associare al concetto di memoria tipo ‘i ricordi della vita’ : qui si tratta di qualcosa di sostanziale, non ci sono occhi. Qui ci si ricorda solo dell’urto, della botta… […] … Questo tipo di memoria ‘senz’occhi’ vive in una sorta di cecità dove l’urto e l’impatto sono i segnali base da evitare assolutamente. Per questo è tanto difficile. Non si vuole andare dove ci si è fatti male, no ? !

… No, invece occorre andarci.

… Ora potresti non ‘sbattere’, provaci. Il fisico vitale può cambiare. Ma è una cosa lunga.

… La mente fisica in questi ultimi 6 mesi si è acquietata abbastanza… Ma il fisico vitale, la mente nervosa, non è ancora stata toccata dalla Forza. E affiora, affiora... con questi episodi di sovrapposizione, di memorie subconsce… che ci spaventano a morte. […]

(In risposta ad una domanda) : … Quando vivi una ‘sovrapposizione’ e ti emerge la paura, sei costretto ad isolarti, e l’angoscia cresce fino a divenire incontrollabile… occhio alle forze ostili che utilizzano tutto questo ai loro fini, affinché tu viva nel disordine.

… […] … Non è questione di interpretare il fenomeno, ma di decantare il sollevamento. Si decanta se tu con un atto cosciente tieni ferma la coscienza (altrimenti la mente è in moto, il vitale è in moto, i nervi friggono) e ti apri alla Forza discendente. […] Quando emergono queste cose, ancor di più serve l’immobilità, che non è tanto un’immobilità fisica, ma di coscienza interiore: non mettersi a pensare, a volere risolvere, a volere interpretare, a volere fare qualcosa… anzi, distendersi, calmarsi chiamando la Luce. […]

… Sarebbe bello potere dire: " eccomi qua, la mia vita non mi appartiene, se è la mia ora morirò, se non è la mia ora non morirò, io faccio ciò che cè da fare e ciò che riesco a fare. " Questo ideale di consacrazione va confermato quotidianamente affinché scenda fino alle cellule del nostro corpo. […]

… … Ognuno arriva al proprio dunque: se si fa molto dura significa che… Non ci si può mettere a piagnucolare come se 20 o 30 anni della propria vita venissero messa in discussione: no! È messa in discussione tutta l’esistenza! Se lo si capisse si starebbe molto più quieti. Bisogna veramente dire: "Che opportunità magnifica! È l’intera esistenza che viene ad affiorare, tutta la catena delle vite, tutte con la loro impronta; d’un colpo solo posso armonizzare tutto!" […]

… La sostanza non ha un mio passato ed un tuo passato. La sostanza ha il proprio passato e siccome tutti siamo costituiti da quel tipo si sostanza, portiamo tutti la paura del fuoco, dell’acqua, del terremoto, ecc.; quindi non si tratta tanto di percorrere a ritroso il proprio cammino, ma quello di percorrere il percorso a ritroso del cammino della sostanza fisica. Tutta la sostanza è stata triturata affinché potesse essere mossa, poi resa cosciente, pensante ed infine esprimesse ciò che è da sempre: lo Spirito.

AGHNI


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