Passo dopo Passo












di
AGHNI

"Il Bollettino per noi vuole rappresentare
il taccuino di ricerca del nostro animo che marcia
verso
l’amata di sempre: l’Anima."

 

ESTRATTI DA "PASSO DOPO PASSO" 2002 di AGHNI    


23 settembre 2002

… Arrivati a questo punto non ci sono più dubbi di sorta: l’attuale vita non è più nostra, non ci appartiene, perché altro non è che la veste della Morte.

… La mente materiale ci ammanta di oscurantismo: non capiamo più niente, siamo intontiti e persi completamente. […] Vi sono ‘masse’ che ci obbligano all’immobilità perché diversamente non si riesce a continuare l’azione, e allora si è costretti a muoversi lentamente, a camminare per tentare di sopportare meglio la Pressione in corso e cercare di immettere un respiro nuovo nel corpo.

… Alle volte viviamo una sensazione di compressione, qualcosa che schiaccia; a volte il contrario, di dilatazione ed espansione.

… Quando arriva il momento di compressione può esserci imbambimento, dolore, non sai più chi sei, non sai cosa fai... si è lì, sgomenti e frastornati. Questi fenomeni appartengono alla coscienza materiale; è lì che inizia il vero lavoro sul corpo (sul proprio corpo innanzi tutto e poi sul corpo in generale); finalmente la parola "cellula" acquista un senso (perché fino ad ora la cellula non era altro che quella cosa che ci avevano insegnato a scuola: nucleo, citoplasma e membrana).     Questi fenomeni di compressione si completano con la dilatazione. La "dilatazione" l’abbiamo già vissuta anche in passato; la mente fisica ha imparato che non succede niente, che non c’è da spaventarsi, che il fenomeno è positivo (mentre prima l’io fisico si sentiva abbandonato, solo, spaventato e aveva crisi di panico… Ora questo non avviene più.)
    … Ad un certo punto si può parlare anche di "lucida concentrazione" perché in effetti dopo queste pressioni (si riferisce agli stati di compressione) c’è una specie di tergicristallo che spazza via tutto quanto: come eri, come sei, come dovresti… sparisce tutto… come se si dovesse morire (la morte dal punto di vista della liberazione da tutto ciò che è effimero). Ci ritroviamo aggrappati al Reale con la R grande – non fosse altro per la spogliazione che comunque questi stati alterni di compressione e dilatazione comportano. Allora ci ritroviamo concentrati, lucidamente concentrati. Troviamo una concentrazione fisica che avevamo perso o meglio che non abbiamo mai avuto in maniera cosciente, consapevole. Ci si sente "naturali" per davvero. La pressione in genere si stempra, cioè viene distribuita, suddivisa nella massa del corpo, come se i vari apparati se ne prendessero una parte. La ‘cosa’ si diluisce, ci si ritrova ‘ripuliti’ e stranamente più in sé, come più assemblati. Non è come prima, quando la pressione scendeva e ci si dilatava disperdendosi in questa stessa dilatazione (al punto da vivere come zombie in una specie di frastuono): ora ci si ritrova in questa concentrazione, in un io più vero, sostanziale. Cominciamo a conoscere l’io fisico ed iniziamo a comunicare sostanzialmente con gli altri e l’ambiente che ci circonda. L’ambiente e l‘io’ sono la stessa cosa in un diverso grado di concentrazione.

… Questo cosa comporta nella coscienza centrale? Se voglio modificare l’ambiente o se qualcosa nell’ambiente tenta di modificare me è solo questione di un potere di concentrazione. Non si tratta di ‘spremere le meningi’ o di contrarre i muscoli dello stomaco per fare l’azione: questa è una concentrazione d’essere. Sta prendendo corpo (ecco perché è sostanziale) l’Essere; nella mente mai lo si era visto – si poteva vedere la Luce, un’idea o i pensieri –, e nemmeno nel vitale, dove si poteva vivere un flusso, una potenza, un’azione o un movimento.     La forza d’essere, la coscienza d’essere è nel fisico – finalmente la si ritrova. La coscienza e l’essere sono la stessa cosa nella sostanza. È su questi poli che la coscienza individuale deve sfociare in quella più globale. Il piccolo isolotto si unisce al suo continente. Si arriva ad una coscienza d’essere sostanziale dove ci si ritrova insieme a tutti gli altri io e iniziano le prime percezioni di senso comune, di coscienza d’unità.

… Questo è il valore di queste fasi che mai e poi mai dovremmo maledire – anche se si fanno pesanti, stordenti e a volte angoscianti.

 

14 ottobre 2002

… Quando ci viene tolto tutto, noi ci ancoriamo disperatamente all’ultima mente che ci resta: quella fisica, ed al suo "io". […]

… I nostri malesseri (‘semi-svenimenti’, ‘spappolamenti’, ‘squanternamenti’, ecc.) ci fanno dire: "eh!, sto un po’ meglio", oppure "sto un po’ peggio", "sono in equilibrio", oppure "non sono in equilibrio". La luce nascosta nel corpo, quella dell’essere fisico vero, basterebbe a guidare l’uomo verso il superuomo. Quando davvero l’unico riferimento è il corpo, quando davvero la mente corporea diviene l’unica lampada non ci rimane altro che scavare in esso alla ricerca della Luce perduta.

… I nostri sicuri riferimenti sono la volontà, la meta, il pensiero, l’ideale…! E quando questi riferimenti non hanno più valore? Ad un certo punto esiste solo e solamente il corpo, la legge del corpo, come risponde il corpo; che cosa rappresenta, che cos’è il corpo? […]

… Noi abbiamo ancora l’illusione che se facessimo qualcos’altro (anziché lavorare, per esempio) saremmo più in contatto con la Verità. Provateci! Prendete tutti i libri che volete, ma non cambierete, perché il punto sta qui (Aghni indica il corpo, la sostanza): è questo che vi portate addosso tutti i giorni. Voi potete leggere anche 10 ore al giorno ed invocare la Forza, ma perché essa scenda occorre aprire la coscienza del corpo… Ognuno deve fare i conti con il proprio corpo e le sue leggi: abitudini, predisposizioni, suggestioni… […]
    Il libro serve alla nostra mente perché ha bisogno di riscontri; ma quando siamo provati, ammalati, nessun libro può aiutare. Quando siamo nella fase di spogliazione, o nel dolore, o nell’‘imbambimento’…: è il corpo che deve imparare e sopravvivere. […]
    Quando finalmente non si avrà più niente da dire, niente da giustificare, niente da parlare (perché non c’è più niente di niente)… allora rimane solo quella, la mente corporea, unica lampada accesa: occorre scavare nel corpo se si vuole trovare il segreto dei segreti.

*

… Quanto più diveniamo sensibili e spogli, tanto più tutto si ripercuote sul fisico. […]
    Il bisogno del corpo e della coscienza fisica: bisogna riscoprirlo in sé, e ben venga tutto ciò che contribuisce alla nostra spersonalizzazione, alla nostra spogliazione, a fare vivere l’unico vero bisogno presente in questa base fisica che è il corpo per ottenere il Vero, sempre comunque e dovunque.
    I nostri malesseri, i nostri disagi ci fanno soffrire, ma quanto? Siamo così attaccati alle nostre necessità e alle nostre comodità che tutto è come eternamente rimandato…
    […] Quei primi uomini che sono riusciti a distaccarsi dalla famiglia delle scimmie hanno dovuto avere molte difficoltà ad uscire dal vecchio ambiente e a creare il loro nuovo mezzo. …Ed è proprio qui la difficoltà anche nostra: crearci un nuovo ambiente, dove potere vivere le nostre cose pur essendo inseriti nel mondo vecchio.

 

26 novembre 2002

… Se c’è uno sforzo da fare, cos’è per voi? È una martellata sui denti o è una grazia che vi obbliga ad una duttilità, ad una malleabilità, ad una capacità che prima non avevate? […] Quando uno arriva al capolinea di se stesso e si sente con le spalle al muro, è una grande grazia. Finalmente qualcosa di nuovo per noi può essere fatto. Ma se voi continuate ad osservare il muro che vi inchioda e vi tiene crocefissi è finita: si soffre e ci si dispera.

… Dovreste ricordarvi anche di un’altra immagine che non è solo quella della croce e delle spine: esiste anche il pesce che soffoca sulla spiaggia ma non per morire: per essere qualcosa d’altro. […] Se non si da spazio ad altre possibilità allora teniamoci il nostro inferno… […] È un atteggiamento che occorre maturare. Non c’è proprio da conquistare niente. È questione di un ‘clic’. Non dobbiamo divenire dei santi. Non dobbiamo migliorarci. Come fa un pesce a migliorarsi, ad uscire dalle sue pinne? Dev’essere più buono, più silenzioso, più ubbidiente… No. Dev’essere qualcos’altro. […]

 

27 novembre 2002

(Affrontando il discorso di tanti ‘fenomeni’ di malessere e disturbi fisici – ‘nuovi’ e non – che si vivono…):

… È una questione di apertura. […]

… Abbiamo in più casi verificato con controlli medici che fisicamente non c’è niente. Se l’animo affronta il problema con avvilimento e rassegnazione la resistenza del ‘male’ viene comunque aumentata.

… Perché non cambiare atteggiamento? […]

… Insonnia, tachicardia, mal di testa… […] Ci sono molte probabilità che il malessere sia dovuto all’azione della Forza discendente che fa sollevare nel corpo le sue varie resistenze. […] Il corpo ha solamente bisogno di adattarsi e risvegliarsi all’azione della Forza. Questo vale per le crisi di panico, il mal di testa, i ‘mancamenti’.
    Ricordiamoci della piccola asfissia sopra la nostra spiaggia… perché ci serve respirare un altro ossigeno che all’inizio brucia perché non si è abituati… Ma arriva il punto in cui non brucia più, fino al momento in cui si costruiscono i nuovi ‘polmoni’. Non importa se si trascorrono intere giornate in ‘defaillance’: se si impara ad assumere questo atteggiamento fiducioso, non solo la ‘defaillance’ diminuisce, ma si aiuta molto di più il proprio fisico, perché si sa che è un adattamento e non una malattia. […] C’è un meccanismo in atto e non importa se esteriormente non si è in grado momentaneamente di lavorare. Se si collabora con la Forza, tutto si risolve prima. Se riuscissimo ad allargarci invece che resistere! Ma non tocca a noi: è il corpo che lo deve fare. Il corpo, abituato com’è a rifarsi al nostro intelletto e al nostro animo, ha bisogno di una risposta, altrimenti brancola disperato e spaventato. Esso è lì con il suo bisogno a chiedere "cosa mi sta succedendo?". Se potessimo rispondergli: "Ti sta succedendo un fenomeno che non conosci e non vedi perché per ora non hai gli strumenti. Stai calmo e buono e prova ad adattarti, alla fine ci sarà un premio inaspettato anche per te." […]

… Il problema dell’incapacità: si vuole essere efficienti, si vuole questo e quello… e allora nasce il conflitto. Questa inefficienza è necessaria. Questo fermarsi è necessario. Non è un’inutile perdita di tempo. Siamo a volte obbligati a stare fermi perché in questo modo ci si adatta meglio. […] … Il corpo deve essere liberato. È stato ricoperto un po’ da tutto e occorre strappare, tagliare, rompere, bruciare le maglie. […]

… Tornando ai malesseri atipici da cui siamo partiti (mal di testa, tachicardia, atonia, ‘cottura’, ecc.): cerchiamo di vederli come segnali per il progresso in corso. […] … La nostra mentalità corporale è pronta a qualcosa: tutta la nostra sete, il nostro bisogno intimo hanno sempre spinto in questa direzione ed ora ricevono la loro opportunità, ciò che serve loro per emergere. […] Siamo di fronte al risveglio della coscienza fisica. […]

… La ‘spossatezza’ è un altro eccellente sintomo di essere ad un punto cruciale, perché la spossatezza è la risposta fisica al progresso intenso. […]
    Finché il corpo non si è adattato non sparisce la tachicardia; la spossatezza non va via, anzi, aumenterà.
    Allora io ci devo convivere. […]

… La Forza discendente è capace di dare ad uno la spossatezza, all’altro la tachicardia, il mal di testa… ma non lo provoca lei. Sembra che il suo intervento faccia sollevare questi fenomeni, ma non è così. La Forza discendente in verità sta facendo un importante lavoro: quello della spogliazione dell’io, quello della liberazione della sostanza fisica da tutta la sovrastruttura vitale e mentale. […] Lei sta operando una liberazione che noi viviamo spesso con una risposta di panico, di paure, di terrore, di fobie, ecc. Non è lei a produrli: lei li fa emergere per farli sloggiare. Se io come coscienza individuale vedo queste cose che si sollevano e non do più loro il mio consenso, queste si levano dai piedi. […] Maturando una visione sempre più chiara non sbaglieremo più diagnosi e potremo così schierarci.

… […] Se io voglio liberare il corpo e la sostanza per essere qualcos’altro al di fuori dei due domini mentale e vitale devo sottostare al processo di spogliazione, accettarlo a pieno, e assecondare, schierandomi, ogni qualvolta è possibile.
    Quindi io suggerisco: poiché non sappiamo nulla, cerchiamo il meno possibile di volere capire; abbandoniamoci sempre più fiduciosi. "Ma non si riesce ad essere fiduciosi in mezzo al fango, al conflitto, al dolore, alla solitudine…" Ma non è la nostra solitudine, non è il nostro dolore: è un qualcosa di cui la nostra sostanza è impregnata come quella di tutti, del mondo e della terra. Non si riesce a lavorare togliendo la propria pena. La pena rimane dentro. Perché toglierla se la Forza per prima non la toglie? Non si vede quanto questa pena sia ancorata, quanto vada più giù quella radice!

… Imparate a sopportare; imparate ad essere docili strumenti. Lasciate che le cose accadano. Invece si vuole sapere, si è convinti che sarebbe meglio così o cosà… Tutto si muove: la testa, il vitale, l’afflizione, il sentimento, i nervi…
    Ma questo è il nostro yoga e realizzare l’immobilità è di primaria importanza.

 

16 dicembre 2002

… La sostanza corporale, deve essere battuta, triturata, maciullata, perché deve liberare l’essere nuovo.

*

… Tutta questa spogliazione porta alla scoperta di un nuovo Sé, un nuovo Sole. Il sole supermentale comparirà quando l’essere riesce a vivere nello stato del dopo morte. Bisogna vincere la morte, passare la morte – di qua, di là, di qua, di là, in uno stato né di vita né di morte. C’è una sostanza vera, ed è quella che noi dobbiamo liberare e portare in primo piano. Non si tratta né di morire né di vivere: che si stia di qua o che si vada di là, non se ne esce. […] Occorre un’altra Vita sulla Terra, un altro Sole.

… Se cominciassimo a dipingere la morte come quella che mantiene separata la coscienza individuale dalla coscienza totale, dall’origine del tutto, allora vivere ‘di qua’ o vivere ‘di là’ diviene la stessa cosa. […]

Ora sì che diventa chiaro il perché dell’"ombra"… Ognuno ha la propria ombra. Quando la si scopre è per affrontarla. […] Per non esserlo (il proprio ‘fango’, la propria ombra) bisogna sapere rinunciare spogliandosi. E questo lo si fa accettando tutto. Quando uno non accetta una cosa o si lamenta di una cosa sta già sbagliando movimento perché si sta auto-isolando.

Non dobbiamo diventare martiri né santi. Cerchiamo di capire cos’è il lavoro nella sostanza. […]

Ognuno di noi si accorge di tanto in tanto di avere come una morsa che lo attanaglia e non gli dà tregua. E ci si accorge, finalmente, che il nostro ‘male’ non è dovuto a qualcosa e a qualcuno. […]

Quanto più cresce la sete, il bisogno e la ricerca della verità tanto più si dovrà affrontare l’"inferno".
    Non ci sono scappatoie, se non quella dell’inco-scienza. Ma se volete la consapevolezza del fenomeno, l’unico passaggio è sotto e dentro.

Immergersi e attraversare: ecco le parole chiave. Poi schierarsi, occorre schierarsi – non basta "scegliere" il Divino, bisogna schierarsi sostanzialmente con Lui per rendere ricettiva la propria sostanza fisica e divenire così Suoi strumenti sulla Terra. […]
    Si sceglie la direzione della propria vita. […] Si sceglie per se stessi, poi per gli altri.
    Lo ‘schierarsi’ invece comporta un dono di sé – nel vero dono non c’è più "per se stessi", non c’è più "la propria vita": si sceglie per il Divino, per la Madre. Ci si schiera se si sa distinguere il puro dall’impuro, se si sa vedere il chiaro dallo scuro. Per schierarsi occorre un discernimento intuitivo, la visione chiara di cosa è vero, di cosa è luminoso o gioioso. […] C’è tutta una parte della nostra natura che non ne vuole sapere del "Nuovo" e del "Divino". […] … Solo un discernimento che si innalzi sempre più verso le altezze dello spirito può portare la Verità per l’azione, quaggiù. Occorre conquistare una serenità ed una tranquillità d’animo dove il mondo invece di essere vissuto fuori viene sempre più ad essere vissuto dentro di noi – compresa la "separazione", quindi la "Morte". […]

… E non è più il tempo di altre cose, perché le nostre scelte le abbiamo già fatte. Non è più il tempo per i Darhan, non è più il tempo per le meditazioni… almeno per noi. Ognuno dentro di sé deve lavorare per realizzare la Coscienza di Unità dove si percepisce sempre più che tutto è l’Uno ed ogni cosa od evento ci lega a Lui. […]
    Se restiamo orientati non possiamo che schierarci, e dal momento in cui ci si schiera tutti i problemi non sono più nostri. Tutto diventa piccolo, atomico… Tutti i sensi di giustizia spariscono, tutti i pregiudizi spariscono, le pretese spariscono… magari! Però questa è la strada, si sente bene; non ve ne sono altre.

 

30 dicembre 2002

Chi si immagina che la spogliazione porti dritto all’anima e al buon Dio non ha capito. Spogliarsi significa mettere in mostra ciò che realmente siamo: le bestie fetenti, i caproni, le faine... ecc. Dovete accettare il veleno che portiamo. E non possiamo dire che lo portiamo noi, ma la nostra sostanza sì. E siccome fino a prova contraria questa sostanza è intrisa di cattiveria e di falsità, io ho un compito: di rischiararla, di illuminarla, e ognuno lo deve fare da se stesso, innanzi tutto. […] È un lavoro vostro aprirvi affinché la conoscenza, la luce e l’ananda si riversino... Quanta poca gioia abbiamo! Questo è dovuto alla nostra chiusura, non certo perché non ce ne sia. Ci sono oceani di ananda. Non lo possiamo vivere, chiusi come siamo: bisogna aprirsi. È un costante lavoro su se stessi... e l’altro sembra lì apposta per richiamare al lavoro su se stessi. […] Devo imparare a convivere con il ‘veleno’ dell’altro – con il proprio ci si convive già da tempo e ne si è immuni; se vogliamo progredire dobbiamo divenire immuni anche dal veleno altrui. [...] Il mondo va accettato com’è, se si è forti; tutto va preso dentro per essere poi trasformato. […]

… Sono secoli che sulla Terra le civiltà si combattono. E si fa grave, si fa grave... E sempre più paesi con a capo dei despoti e tiranni arrivano a farsi la bomba atomica in casa... Il mondo è proprio un teatro di forze che noi non immaginiamo nemmeno lontanamente. Se vogliamo davvero fare qualcosa per il mondo dobbiamo divenirlo. Ma noi lo siamo già nelle nostre cellule.

AGHNI


ESTRATTI DI "PASSO DOPO PASSO"    
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